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L’importanza del lavoro si misura in dignità

Lavoro

“Non c’è peggiore povertà di quella che non permette di guadagnarci il pane e che ci priva della dignità”

Ci sono volute le parole di Papa Francesco per dare un’identità al senso di solitudine che pervade gli uomini e le donne che hanno perso il loro posto di lavoro.

Un senso di perdita e smarrimento, un vuoto improvviso che allenta i legami di solidarietà, che incide sulla qualità della vita e sulle proprie sicurezze.

Perdere il posto di lavoro o non riuscire a trovarne uno, perché ti senti dire che a 50 anni costi troppo oppure che a 25  non hai esperienza  e che un posto per te non c’è, significa scavare un solco dentro l’anima di una persona. Significa trasformare l’esistenza in un viaggio periglioso dove le acque e le correnti ti trascinano nel mare della vita senza che tu possa dominarle. Lo capisci solo il giorno in cui finalmente un lavoro riesci a trovarlo. Solo allora comprendi quanta gioia e quanto sollievo dà poter pensare al futuro con meno timore  e più sicurezza.
I dati dell’occupazione in Italia fanno ancora paura. Trentaquattro giovani su cento al Nord non hanno un lavoro. Al sud sono cinquantasei su cento. In Italia nella fascia compresa tra i 15 e i 64 anni la popolazione inattiva è  pari al 35%. La fascia di giovani che non studia  e non cerca lavoro è del 26,9% al nord e del 38,4% al sud. Numeri impietosi e freddi. Numeri che tolgono il fiato.
Per questo ho deciso di candidarmi. Sono madre di un figlio ed è a lui che sto pensando. A lui che vive una gioventù diversa dalla mia. Alla sua età io pensavo che il mio futuro avrebbe realizzato i miei sogni. Il mio futuro era fatto dei sogni vivi che portavo dentro. Oggi invece è stato sottratto ai nostri figli la leva che permette loro di guardare al futuro con gioia: è  stata portata via la speranza. Per questo motivo ho deciso di provare a portare il mio contributo.

Come si risolve?

Prima di tutto garantendo che le imprese siano stimolate ad assumere. Come?  Slegando la libera professione e l’impresa stessa da quei lacci chiamati fiscalità insostenibile, burocrazia, normative ingessanti.
Ogni posto di lavoro dovrà  essere garantito da clausole anti abuso. Per impedire come accade oggi che vi siano persone assunte il lunedì e licenziate il venerdì della stessa settimana.
Ritengo necessario si facciano investimenti per incrementare il livello di specializzazione  del nostro sistema produttivo. È uno dei limiti della nostra politica: non guardarsi attorno. Non vedere che nelle grandi città sono nati coworking in cui decine d’imprese, costituite in prevalenza da giovani, grazie alla tecnologia, aumentano il loro lavoro e ne creano di nuovo. Dobbiamo affiancarli e incentivarli economicamente.
Infine dobbiamo agire proprio sui salari e sulle pensioni.

Che senso ha  andare in pensione a 70 anni bloccando i giovani e  impedendo il rinnovamento delle imprese e del paese? 

Che senso ha parlare di lavoro se poi paghi una persona 500 euro al mese?

Quanti di questi esseri umani ci passano vicini tutti i giorni, come fantasmi?

È un nostro dovere riconsegnare le persone alla dignità che meritano riconoscendo che la loro busta paga deve retribuire le prestazioni intellettuali o materiali secondo il giusto valore che queste ultime hanno.

Consentitemi di citare Giorgio Gaber: “Nessun uomo può essere felice se non lo sono anche gli altri”.
In politica ho deciso di entrarci soprattutto per questo.