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La sicurezza non è data dall’assenza del conflitto ma dalla presenza della giustizia

Sicurezza

Cosa vuole dire oggi Sicurezza

Giaceva esanime sulla spiaggia trasportato dal mare. Il corpo riverso con la faccia verso terra. La manine rattrappite. Il corpo livido, ingoiato dall’acqua. Il volto già tumefatto, bianco e blu. Nella memoria collettiva il corpo di Aylan il bambino restituito dalle acque in Turchia a Bodrum, dopo una traversata conclusasi in tragedia, indignò il mondo. Quando penso alla sicurezza e al linguaggio usato per garantirne prolifica efficacia penso a quel corpicino. I primi a dover essere protetti sono proprio i nostri figli. Protetti dal linguaggio di chi, speculando su paure e dolori, lucra ed elemosina voti sulle tragedie. Penso anche ai fatti di Macerata, al dolore di una madre che si vede restituito il corpo della propria figlia fatta a pezzi; e alla folle rincorsa di chi – pensando di farsi giustizia da sé – impugna una pistola e spara sulla gente inerme.

Quando penso alla sicurezza penso alla perduta capacità della gente comune di pensare al precetto cristiano per cui non si fa ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te. E mi sovviene che non fare ad altri significa amare gli altri come se stessi. La sicurezza nasce nelle scuole. Nasce nelle famiglie. Nasce nell’esercizio di diritti garantiti sul lavoro, in buste paghe decorose, nel silenzio di chi sa condividere il dolore. È la diversità.

Secondo un recente studio presentato in Regione Lombardia il 92% dei suoi abitanti si sente sicuro nel proprio quartiere ma il 45% di essi ha una percezione di insicurezza. I reati predatori, la presenza di persone straniere, ha generato e genera diffuse paure nell’intera nazione.

La sicurezza  non è data dall’assenza del conflitto ma dalla presenza della giustizia. Il vero vulnus che ad oggi contraddistingue le ansie collettive è dato proprio da questa condizione.

Mi impegno quindi – a questo sono determinata – a conciliare il valore dell’umano espresso nella sua diversità e nel suo riconoscimento, all’intransigenza verso chi violasse questo patto implicito: se ti accolgo, ti vesto, ti sfamo e ti aiuto ad avere una speranza di vita e dovessi tradire questo patto, allora è giusto riconoscere la certezza della pena. Lo devo a quel bambino. Senza più respiro. Coscienza sporca di una civiltà ferita.